Isolamento e diseguaglianze

A due mesi dall’inizio del blocco della nostra quotidianità, si inzia a vedere la luce alla fine del tunnel. Senza il confinamento sarebbero potute morire circa 40 milioni di persone nel mondo, un numero circa 5 volte più alto del normale. L’isolamento però non è una soluzione universale. Il lockdown infatti sta avendo ripercussioni drammatiche nei contesti più fragili. Se da un lato le misure prese per combattere il COVID19 hanno aiutato nella gestione dei contagi, dall’altro hanno portato allo scoperto vecchie e nuove ineguaglianze.

Violenze domestiche, i numeri dell’isolamento.

Con lo slogan #iorestoacasa si è cercato di enfatizzare le gioie del tempo ritrovato, da godere all’interno delle quattro mura domestiche. Tuttavia, casa non significa per tutti pizza e risate in famiglia. Per le vittime di violenza domestica, per esempio, restare a casa somiglia molto più ad una condanna. L’associazione D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) ha registrato un significativo incremento delle richieste di supporto da parte delle donne vittime di violenza.

isolamento 1522 Numero Antiviolenza e Stalking, Dipartimento Pari Opportunità
1522 Numero Antiviolenza e Stalking, Dipartimento Pari Opportunità

Dal 2 marzo al 5 aprile 2020 le donne che hanno contattato i centri violenza D.i.Re sono 2.867. Per il 28% di loro si trattava della prima richiesta di supporto. L’incremento rispetto al 2018, data dell’ultimo rilevamento statistico, è stato del 74,5 %. Nel solo Comune di Roma il numero di donne prese in carico dai centri antiviolenza comunali ha registrato a marzo un aumento del 89% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’aumento rispetto a gennaio, mese prima dell’emergenza, è del 10%.  

Gli studenti in isolamento

Una questione di cui la politica dovrà certamente occuparsi nei prossimi anni sarà l’educazione. Effetto impressionante della pandemia è la dispersione scolastica. Secondo l’Unesco 1,6 miliardi di studenti ha smesso di andare a scuola, ed è alto il rischio che molti altri abbandoneranno il percorso scolastico. In Italia gli studenti sono 10 milioni. Il 6 aprile l’Istat ha dipinto un quadro preoccupante per il diritto allo studio in Italia.

Nel periodo 2018-2019 solo per il 22,2% delle famiglie ogni componente ha a disposizione un pc o un tablet. Tra gli adolescenti di 14-17 anni, due su tre hanno competenze digitali basse o di base. Il divario Nord-Sud inoltre si conferma non solo irrisolto, ma addirittura ampliato. Sempre secondo l’Istat, nel Mezzogiorno il 41,6% delle famiglie non ha un computer in casa (rispetto al 30% delle altre zone del Paese), e solo il 14,1% ha a disposizione almeno un computer per componente.

Pc e Tablet in famiglia 2018-19, dati ISTAT successivi all'isolamento

Il problema del divario tecnologico non riguarda però solo gli studenti. Save the Children afferma che in Italia il 48% degli insegnati, quasi la metà, non ha mai ricevuto alcuna formazione sulle nuove tecnologie, e che appena uno su tre di loro si sentiva preparato nell’utilizzarle. Le conseguenze? Mentre si parla di non lasciare indietro nessuno, il rischio è proprio che siano molti quelli lasciati indietro. La mancanza di supporti di base necessari per proseguire la formazione online, lascia spazio all’inasprimento di diseguaglianze nell’apprendimento e il ritorno dell’analfabetismo letterale e funzionale.

E chi una casa non ce l’ha? L’isolamento dei senza fissa dimora.

In Italia si stimano in oltre 50mila i senza tetto nelle grandi città. Da settimane volontari e associazioni si muovono per garantire quanto meno un pasto caldo a coloro che non hanno un’abitazione adeguata in cui affrontare l’isolamento. Dalle persone che vivono in strada a coloro che vivono in condizioni abitative inadeguate, si tratta di casi in cui la distanza minima necessaria per evitare il contagio non può essere rispettata. Il problema, poi, va oltre il distanziamento sociale. Chi non ha un’abitazione infatti ha notevoli difficoltà nell’adeguarsi alle norme igieniche di base o nel reperire i dispositivi di protezione. Risolvere il problema non è solo questione di umanità, ma di sanità collettiva.

Le risposte date sono state diverse nelle città, ma principalmente si basano sul lavoro dell’associazionismo. La Comunità di Sant’Egidio e la Croce Rossa, per esempio, proseguono in tutta Italia le attività di distribuzione dei pasti e coperte, ma naturalmente ciò non è sufficiente.

Un terzo fattore rende letale il virus

IL COVID19 ci ha colpito profondamente, più di quanto inizialmente potessimo immaginare. Il rincaro del costo della vita aumenterà senz’altro il gap tra ricchi e poveri, tra chi ha un lavoro e chi improvvisamente si è trovato senza. A rendere letale il virus non sono solo l’età e problemi di salute preesistenti. C’è un terzo fattore che aumenta il rischio di infezione: la classe sociale. Alcuni studi hanno evidenziato come la capacità di controllare la propria salute influisca sul crescere di ineguaglianze sociali. Avere a che fare con fattori che trascendono la nostra capacità di comprensione o di controllo, vengono a crearsi disuguaglianze di tipo economico e razziale.

La crisi senza precedenti che stiamo vivendo ha fatto emergere vecchie questioni irrisolte, frutto di anni di disinteresse e malaffare. In un momento in cui le vecchie credenze crollano, c’è bisogno di costruire qualcosa di nuovo. Questa volta per non lasciare davvero nessuno indietro.

Costanza Azzuppardi

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