“Avreste potuto, avreste dovuto”: riflessioni di Mario Cucinella

Quando ci si trova in una situazione complicata, la scelta più giusta è sempre quella di guardare avanti e mai indietro. Proprio per questo, come se lo stessimo dicendo ad un nostro caro amico (o amica), anche all’Italia noi vogliamo augurare la capacità di affrontare grandi cambiamenti; quei cambiamenti che ormai sembrano quasi inevitabili, e che in realtà stiamo vivendo giorno per giorno.

Tutto questo però, si rivela inutile se non conosciamo i nostri errori, e soprattutto ciò che ci ha reso così difficile il nostro presente.

Infatti, se è vero che bisogna sempre guardare avanti, è anche giusto dare uno sguardo a quello che ci lasciamo dietro; rimorsi e rimpianti che siano, per essere preparati nel futuro.

Mario Cucinella è un architetto e designer italiano che negli ultimi anni è diventato particolarmente noto per la sua ricerca nell’ambito della sostenibilità ambientale degli edifici. In un momento come questo, dove il presente è difficile per tutti, anche Cucinella, in quanto progettista di quello che sarà il nostro futuro, decide di dire la sua, ed in particolare di mettere luce su quelle situazioni troppo ambigue, troppo sbagliate, troppo sfacciate che negli ultimi anni  hanno caratterizzato la politica italiana. Con una lista di “Avreste potuto, avreste dovuto”, denuncia  quelle che sono anche state le mancanze di questi ultimi giorni, sperando di poter guardare al futuro con più ottimismo e senza preoccupazioni.

“Avreste potuto, avreste dovuto”, di Mario Cucinella

Mario Cucinella

Avreste potuto

unirci, cogliere questa drammatica occasione per superare i Vostri conflitti politici, che alla luce di questa situazione appaiono ancora più inutili. Unirci, invece di parlare del Nord e del Sud o peggio del Mezzogiorno sempre con un’accezione negativa, diffidente e giudicante, quando l’Italia è un unico Paese.

Avreste potuto

far sentire a tutti gli italiani che le regioni e i comuni sono parte di un’unica nazione invece vi siete denigrati, consapevolmente, accusati tra di voi come se le regioni fossero degli stati a se e i governatori dei piccoli “presidenti della repubblica”, come se foste tutti in battaglie diverse, come se i problemi della Liguria fossero diversi da quelli della Piglia; invece che condividere, dividete di nuovo.

Avreste potuto

raccogliere la sfida di una nuova politica ormai cronicamente in una eterna campagna elettorale, lasciar perdere il conflitto dei personalismi dei singoli che invece di aiutarsi, confrontarsi e supportarsi si fanno la guerra tra loro per una stupida questione partitica, e occuparvi dei cittadini, tutti i cittadini, soprattutto per quelli più indifesi.

Avreste dovuto

non usare la religione per fini personali senza il rispetto dovuto ad una cultura millenaria a cui molte persone si affidano; invece l’avete trattata come una pubblicità da detersivo, senza il rispetto che la nostra Costituzione impone e senza il rispetto di tutti i credenti di qualunque religione.

Avreste potuto

cacciare via dalla politica le anime negative, quelle che non conoscono neanche l’italiano e non parlo di stranieri, quelli che non conoscono la storia e la letteratura. Avete proclamato l’onestà (di pochi) come se fosse una competenza e non una qualità fondamentale per far parte della politica e del parlamento.

Avreste potuto

costruire in questi ultimi decenni una visione del futuro che come sapete arriva sempre; invece avete scelto di lavorare nel presente, in quel presente fatto di dibattiti senza uno scopo e senza visione.

Avreste potuto

progettare il futuro, disegnare gli scenari politici che cambieranno la vita delle persone e che potranno permettere di affrontare quel futuro con strumenti culturali adeguati […].

Avreste dovuto

saperlo, dovreste saperlo che l’Italia è diversa per sua storia e natura, invece non lo sapete perché voi non la conoscete, ignorate la cultura, ignorate la conoscenza, ignorate l’arte e non conoscete il valore delle cose che abbiamo intorno. Voi non capite chiusi nei vostri dibattiti sterili e senza fine.

Non sapete e dovreste saperlo invece. Non ci resta che la speranza che quello che molti invocano, cioè il cambiamento avvenga davvero e che nasca dalla società civile quella che sa, che conosce e che ha gli strumenti per farlo. Si, è un problema di Politiche, ma non come le vostre, voi non fate altro e altrove lontano in territorio che solo voi conoscete. Di quella non ci faremo nulla.

Avreste potuto cambiare, ma non lo state facendo e non lo farete.

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Diana Signorelli

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