Arequipa: la Ciudad Blanca e i suoi dintorni

Progettando un viaggio in Perù la prima cosa che viene in mente è la meravigliosa città Inka di Machu Picchu e, di conseguenza, la sua inflazionata vicina di casa: Cusco. Ma se quest’ultima è indubbiamente una delle città più turistiche e con più offerta di tutto il Paese, c’è un altro luogo in Perù che merita una menzione d’onore per la propria bellezza e storia. Arequipa è conosciuta per essere una città indipendente e intraprendente, su cui gli abitanti cantano orgogliosamente canzoni patriottiche. 

Come arrivare

Grande città del sud del Paese, la si raggiunge con un volo da Lima di un’oretta. Il mio consiglio è di volare con Avianca, ma bisogna fare attenzione a prendere il volo con molto alticipo. Un’altra soluzione, amata dai viaggiatori più avventurieri, è il pullman. Dalla capitale del Perù ci vogliono circa sedici ore di viaggio lungo una strada considerata tra le più belle del Paese; Si parte verso le tre del pomeriggio di solito e il primo tratto costeggia il pacifico, su cui si posano ancora gli occhi all’ora del tramonto, quando il cielo si infuoca in una sinfonia di rosso, arancio e rosa scuro. Il Pullman non è il mezzo più veloce né più comodo per viaggiare, ma è sicuro e molto economico. Andata da Lima a Arequipa con un sedile completamente trasformabile in letto, con cena e colazione viene sui quaranta euro con Cruz del Sur.

Capolavoro Andino

Arroccata sull’altopiano peruviano, a 2700mt sul livello del mare, Arequipa è costruita sulle Ande e con le Ande, dispersa in mezzo a una sterminata zona arida che a sud arriva a collegarsi con il deserto di Atacama. Intorno a lei si contano cinque vulcani, ed è per questo che è chiamata anche Ciudad Blanca, per via della particolare pietra lavica bianca con quale è costruito il suo centro storico e i suoi monumenti più belli. I suoi cittadini ne cantano le lodi e sono molti coloro che decidono di trasferirsi qui da un’altra zona del Perù. Tranquilla ma vitale, Arequipa ha moltissimo da offrire a un abitante come a un turista, e troppo spesso è considerata solo una tappa di passaggio per andare sul lago Titikaka.

La Ruta del Sillar

La pietra lavica di cui sono costruiti i principali monumenti della città si chiama Sillar, ed è ad essa che è dedicata una delle gite fuori porta più fortunate ed interessanti. Con la Ruta del Sillar si parte da Plaza de Armas, la piazza centrale, e si visitano un paio di chiese interamente costruite e decorate in pietra intagliata di eleganti disegni floreali. Dopo un breve giro introduttivo si parte per le cave, che distano poco meno di un’ora dalla centro. Qui scavatori e intagliatori realizzano i blocchi di pietra e altissime pareti di roccia sovrastano l’orizzonte, stagliandosi bianche o rosa contro il cielo. Se su instagram seguite qualche account o hashtag legato ai viaggi vi sarà capitato sicuramente di vedere qualche foto di una chiesa scavata come un bassorilievo nella roccia. È proprio qui che si trova, alla cava di Sillar.

Un labirinto di roccia

Ma la Ruta non finisce scoprendo soltanto da dove viene e come viene lavorata la roccia lavica. Il tour continua in un canyon scavato nei secoli da un fiume ormai prosciugato. Un labirinto di pietra levigata di districa al di sotto di quella che sembra un’inviolabile pianura desertica, su cui gli anni hanno lasciato mucchi di pietre e sassi bruciati dal sole. Il canyon sembra essere estremamente antico, e già conosciuto secoli o forse millenni fa, come testimoniano alcune incisioni risalenti ai popoli pre Inka. Camminare tra quelle rocce antiche, che isolano l’udito da ogni suono che non sia quello dei propri passi, è un’esperienza che non può mancare a chi visita Arequipa.

Il tour del Colca

Ma se i dintorni più prossimi della Ciudad Blanca sono aridi, vulcanici e desertici, a centocinquanta chilometri dal suo centro pulsante si trova uno dei luoghi naturalisticamente più emozionanti del Perù. Immerso in un verdeggiante parco nazionale in cui vivono liberi e protetti lama, alpaca e vicugna il Colca è uno dei canyon più profondi al mondo, con una voragine di ben 3270mt. Per arrivarci è necessario fare un tour di almeno due giorni, con delle tappe, bere molta acqua e procurarsi un’abbondante quantità di caramelle di foglie di coca, oltre che una bomboletta portatile di ossigeno. La strada per il Colca Canyon raggiunge il vertiginoso picco di 4900mt sul livello del mare in circa un paio d’ore dalla partenza da Arequipa. Più di 2200 metri in sole due ore possono destabilizzare facilmente.

Il Parco Nazionale

Dopo essersi fermati per vedere gli splendidi vicugna che pascolano sul dorso scosceso di una montagna, aver bevuto un tè di coca in compagnia di un amichevole lama e essersi fermati sulla cima di una montagna di quasi cinquemila metri, si scavalla il confine che divideva il deserto dalla foresta. Dopo il mirador ci vuole poco più di mezz’ora per arrivare a Chivay, la città principale della zona insieme a Yanque. A riguardo c’è poco da dire: poco più che villaggi che vivevano di agricoltura e allevamento fino al boom turistico, questi paesi si sono trasformati in teatri a cielo aperto per i viaggiatori. Vengono spesso organizzate cene con spettacoli danzanti e in ogni angolo è facile incappare in qualche signora in abiti tradizionali e un piccolo alpaca tra le braccia con cui farsi una foto. 

Dove dormire nel Canyon

A Yanque e Chivay ci sono prevalentemente ostelli. I costi sono molto lontani da qualunque cosa a cui siamo abituati noi europei; per una camera matrimoniale bastano otto euro. Dormire in un ostello in un posto dove nessuno parla inglese, nel bel mezzo di un canyon, può non essere la scelta favorita da alcuni. In tal caso è importante sapere che qui non ci sono molte vie di mezzo tra l’ostello e il resort a cinque stelle. Oltre allo splendido Belmond e all’altrettanto meraviglioso Colca Lodge però è possibile soggiornare in un altro piccolo resort. Forse un po’ rustico nelle camere, ma estremamente attrezzato e ben curato El Refugio si trova a metà strada tra le due cittadelle. Oltre a un’ottima cena e un bell’assortimento bar, offre una hot spring privata e una vista impareggiabile.

 

Il Canyon e i condor

È durante il secondo giorno che si visita davvero il Colca. La vista è mozzafiato: le montagne calano a picco su un fiume che scorre a migliaia di metri più in basso ma il cui rumore delle rapide arriva fragoroso fino alla vetta. Sorgenti, rocce, cactus, arbusti fanno da contorno a quello che si può definire un prodigio naturale. Una delle attrazioni principali del Colca è la Cruz del Condor, un mirador situato sulla cima più alta da cui se si è fortunati si possono osservare i condor volare nel cielo, proprio sopra la voragine. Per quanto faticoso possa sembrare, se vi danno una scelta, decidete di camminare fino al mirador. È una camminata breve, circa un chilometro, ma vi permetterà di godere a pieno la magia di quel luogo naturale, e di scattare foto che vi accompagneranno per la vita.

La Cattedrale di Arequipa

Un tour come quello nel Colca è molto stancante e anche per questo sarebbe un errore ripartire subito dopo. Ma soprattutto, sarebbe un errore perdersi tutte gli splendidi angoli di arte, architettura e storia di Arequipa. Città relativamente recente, iniziata solo con l’arrivo degli Spagnoli nella regione alla fine del XVI, si trova in un luogo altamente sismico. Per questo le strutture originali si contano sulle dita delle mani, ma nonostante questo valgono indubbiamente una visita. Prima tra tutte, la cattedrale che sovrasta Plaza de Armas, che ospita la chiesa e un piccolo museo. Peculiarità della cattedrale sono le due torri campanarie e l’organo, strumento musicale di estremo pregio artistico, unico tra i mastodontici organi delle cattedrali peruviane a suonare davvero.

La Iglesia de la Compañía de Jesus

Sempre intorno a Plaza de Armas sorge il Convento Gesuita. È una delle costruzioni più antiche e uno dei luoghi di culto più amati dai cittadini. Durante l’opera evangelizzante degli spagnoli, solo i gesuiti furono vicini al popolo e lo assecondarono, aiutandolo a comprendere i dogmi cristiani senza repressioni. Se in Europa l’empatia è costata ai gesuiti non pochi problemi, in Sud America ha permesso loro di instaurare rapporti profondi con le comunità, che ancora oggi sono estremamente devote. I due chiostri e la chiesa meritano una visita per il loro estro architettonico e per lo squisito contrasto che si crea negli intagli del sillar.

Il monastero di Santa Catilina

Ci sono moltissime chiese, musei e palazzi che meritano una visita ad Arequipa, tutte simili tra loro ma ognuna con un’anima diversa. Tra tutte quelle bianche bellezze però è un luogo in particolare a spiccare per la sua diversità e la sua storia. Il Monastero di Santa Catilina da Siena è senza dubbio il posto che più merita una visita in tutta la città. È un vecchio monastero di clausura dove le bambine venivano mandate intorno ai dieci anni per intraprendere la vita monastica. Per quanto triste possa sembrare a noi che viviamo in un’epoca e un luogo ben diversi, dobbiamo ricordare la provenienza di quelle bambine. Molte di loro erano nate in famiglie povere, che difficilmente potevano garantirgli un futuro sereno. 

I colori

Il Monastero non è come ce lo aspetteremmo: cupo e monocromatico. In realtà non appena varcata la soglia, all’ingresso, ci si sente risucchiati come in una tavolozza di colori sgargianti. Il primo chiostro è rosso, ma ci sono mura gialle, verdi, moltissime blu. Piante e fiori scalano le pietre dipinte e si insinuano nelle fessure, facendo sbocciare la struttura come un’immensa unica pianta. Il Monastero sembra quasi una città a parte all’interno del centro storico. Alte mura bianche proteggono quell’esplosione di casupole colorate che si susseguono intorno a viuzze di pietra, tra piccole piazze, fontane e giardini privati. Il percorso prevede di passeggiare per quelle vie e curiosare tra le vecchie celle, tutte quante ospitanti dalle due alle tre ragazze. 

Una storia di riscatto

Piccole cappelle si alternano a chiese più grandi; a chiostri di colori più o meno complementari si contrappongono piccole corti azzurre che con delle piccole scale portano sui tetti. Forni e cucine private, condivise tra piccoli gruppi di stanze, si alternano alle immense sale per macinare, impastare ed essiccare il cibo. Quella che si scopre, tra le mura del monastero, è la vita vivace e radiosa di una comunità ecclesiastica tutta al femminile, autosufficiente e determinata a salvare quante più giovani possibile, dando loro una vita dimessa ma dignitosa in un’epoca che altrove non poteva dargli niente. 

Dove mangiare

Ma la Ciudad Blanca non è una tappa obbligata soltanto per le sue attrazioni architettoniche e per lo spirito puramente andino che la contraddistingue. Qui si possono assaggiare alcuni dei piatti più tipici e controversi della cucina tradizionale. È il caso del cuy chactado, del chicharron de chancho, del rocoto relleno e di altri piatti gustosissimi. Lo spirito arequipeno però prevede quello che noi chiameremmo “sharing”, ovvero andare a mangiare in comitiva e spilluzzicare un po’ di tutto. A questo scopo nascono le picanterie, le classiche “trattorie” peruviane. Una delle migliori è senza dubbio la Nueva Paolimino. Si trova a un paio di chilometri da Plaza de Armas, superato il ponte Bolognesi, in una zona residenziale e molto caratteristica della città.

La cucina arequipeña

In generale, la cucina peruviana tende ad essere molto calorica e i piatti nei ristoranti sono decisamente abbondanti. Il mio consiglio è quello di non esagerare con le ordinazioni. L’istinto potrebbe dirvi di ordinare tutto, anche considerando i prezzi considerevolmente contenuti, non lasciatevi prendere dalla tentazione. Ogni porzione è un piatto unico. Oltre all’ingrediente principale (di solito maiale, lama, manzo e pollo), un piatto contiene anche una discreta quantità di contorni a partire dall’immancabile mais, declinato in ogni sua variante. Per accompagnare un pranzo abbondante non fatevi mancare la birra del posto, l’Arequipeña appunto. Se non siete tipi da pasteggiare con la birra allora potete provare la limonata, molto diffusa come bevanda in perù, o la chicha morada, un succo di mais rosso.

Cosa fare la sera

Di sera, soprattutto nel weekend, la città si accende. Persone di ogni età si riversano in strada per chiacchierare, giocare e incontrarsi, mentre spuntano bancarelle di churros e queso helado (un gelato di formaggio). Tradizionalmente dopo un pranzo luculliano non usa cenare, perché non fare una passeggiata? Potrebbe essere l’occasione giusta per comprare dell’ottimo filato di alpaca, sentire qualche cantante improvvisato che si esibisce per la strada e andare a bere un drink al Museo del Pisco. Qui oltre agli ottimi cocktail anche l’atmosfera da old pub tutto fatto in sillar vi aiuterà ad innamorarvi ancora di più di Arequipa.

L’anima del Perù

In definitiva, se Lima ha la movida e Cusco ha la fama, la Ciudad Blanca di Arequipa ha l’anima del Perù. Pura come la sua pietra lavica, decisa come i colori del monastero, resistente e resiliente, intraprendente ed indipendente. Qui la tradizione è rispettata e interiorizzata, parte integrante di un popolo pronto a guardarsi avanti tenendo forte il legame con il proprio passato. Una città tranquilla, sicura. Arequipa è un adagio che si contrappone all’allegretto delle altre metropoli, dandogli l’aria del luogo ideale in cui fermarsi qualche giorno in un viaggio che altrimenti saprebbe troppo di fredda didascalia. 

Greta Martini

Fiorentina con un passato da fanwriter, Greta sogna un giorno di diventare un'insegnante. Tra un libro e l'altro, gira il mondo con una macchina fotografica e la meraviglia negli occhi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *