Stefano Boeri e la città del futuro che cresce intorno alla natura

Quante volte, da piccoli, ci siamo trovati di fronte alla classica domanda: “e tu, bambino, come immagini la città del futuro?”. E noi, forse un po’ scocciati perché quel gioco non volevamo proprio farlo, o forse un po’ confusi perché non sapevamo davvero cosa dire, rispondevamo che la nostra città del futuro avrebbe avuto macchine volanti, grattacieli alti quasi fino a toccare il cielo e quanto di più strano si potesse concepire. Oggi, però, per alcuni di quei bambini, il futuro è arrivato, e le nostre città sono molto diverse da come le avevano sognate; le macchine non volano, e i grattacieli ci sono, ma tolgono spazio alla natura, sempre più sacrificata per qualche capriccio umano. Se dovessimo rispondere ora a quella domanda, cosa diremmo? A venirci in aiuto c’è Stefano Boeri (di cui abbiamo parlato già qui), l’architetto e urbanista presidente della Triennale, che oltre alla realizzazione del Bosco Verticale a Milano, si è occupato in questi anni della progettazione di alcuni grandi poli urbani, come  le Smart Forest Cities di Cancun (Messico) e Liuzhou (Cina).

La città del futuro di Stefano Boeri

In una puntata di EPCC, scherzando con il conduttore Alessandro Cattelan, Boeri disegna quella che per lui sarà la città del futuro.”Architettura e televisione non vanno molto d’accordo”, dice in tono scherzoso, “Se pensiamo a Fuffas e l’Ingener Cane, non sono messo molto bene…”. Dopo qualche prima battuta, però, armato di pennarello, Boeri inizia a disegnare su un classico tecnigrafo.

Per Stefano Boeri la città del futuro deve avere al centro un parco, con diversi tipi di alberi, quasi come se fosse un vero e proprio bosco. Intorno, devono esserci delle sottospecie di città, dei piccoli borghi, collegati al parco centrale tramite corridoi alberati. Questo “bosco urbano” deve essere vissuto non solo dagli uomini, ma anche da alcuni animali selvatici. Pensiamo infatti alle volpi che entrano a Madrid, o ai cinghiali che durante il lockdown hanno invaso Firenze: si tratta di eventi che non sono effetto della pandemia, ma siamo noi che abbiamo tolto lo spazio a questi precedenti inquilini.

I borghi e la vita sociale

I borghi che sorgono intorno al parco centrale hanno tutti una piazza, intorno alla quale si sviluppa la vita sociale, e sono dotati di tutti i servizi necessari, come le scuole o piccoli negozi di quartiere. In ognuno di queste piccole città, però, c’è una funzione che collega tutto; per esempio, in uno c’è lo Stadio, in un altro il Teatro dell’Opera oppure l’Università. Gli edifici immaginati da Boeri hanno il verde non sono in facciata, ma anche e soprattutto nel tetto; “nel futuro”, dice, “scopriremo i tetti”, ed è opportuno quindi pensare anche ad un modo di collegare più coperture tra di loro, creando una sorta di “città sospesa”.

Questi borghi sono circondati da una fascia più esterna – “segniamolo come un anello”, dice Boeri – che ospita sistemi di pannelli fotovoltaici, o altre fonti di energia rinnovabile, insieme ad alcune aree agricole, per garantire prodotti a km0.

Mobilità, ma sostenibile

Ovviamente nella città del futuro ci sarà una mobilità, ma le grandi strade non entrano mai davvero dentro i borghi. In questi, infatti, ci si muove solo in modo sostenibile, così da evitare tutti i problemi legati all’inquinamento e alle polveri sottili nell’aria.

Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, però possiamo affermare con certezza che nelle città di oggi manca una componente fondamentale, quella della natura. E senza di essa non si potrà mai veramente parlare di “città del domani”.

 

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