Normalizzare o meno: la rappresentazione mediatica delle minoranze

Abbiamo parlato in questa settimana di alcuni aspetti che riguardano le discriminazioni razziali, concludiamo oggi con il normalizzare la presenza di minoranze nella cultura mediatica.

Cosa intendiamo per “normalizzare”

Trattare, all’interno delle rappresentazioni cinematografiche e i prodotti di intrattenimento, l’esistenza delle minoranze senza dare un ruolo rilevante alla loro appartenenza ad una minoranza.

Più in particolare:

Rappresentare persone omosessuali senza trattare del tema dell’omosessualità; rappresentare persone di colore senza puntare sul loro essere persone di colore.

Normalizzare è un bene o un male?

Dipende.

Da un lato, avere una minoranza potrebbe permettere di affrontare i problemi di attualità. Ad esempio, affrontare il tema del razzismo attraverso le persone di colore (come in parte si è riuscito a fare in “Nero a Metà“). Ma questo significa anche mettere nuovamente al centro quello che noi ci aspettiamo da una serie o da un film.

Ma, dall’altro lato, è bello vedere omosessuali che sono rappresentati come persone e non, solo, come omosessuali. Afroitaliani (o afroamericani) rappresentati come persone e non solo in base al colore della loro pelle.

Si possono avere protagonisti neri senza che il colore della loro pelle sia al centro della storia.

Questo non significa non parlarne affatto

Non trattare di temi importanti quali il razzismo, l’omofobia e le discriminazioni è qualcosa che possiamo ancora permetterci totalmente. Normalizzare la presenza di minoranze nelle rappresentazioni mediatiche non ci permette di non parlare di qualcosa. Il razzismo esiste, l’omofobia esiste, le discriminazioni esistono.

Quello di cui abbiamo bisogno è aggiungere narrazioni diverse a quelle esistenti. Una persona nera che subisce razzismo e una persona nera che non lo subisce. Una persona omosessuale che subisce discriminazioni e una che non le subisce. Ma anche categorie con privilegio che parlano di tematiche importanti.

In questo, per molti aspetti, una serie tv non perfetta ma che bilancia bene il tema è New Girl. La sitcom (su Netflix e Prime Video) ha fra i protagonisti un uomo di colore. E il suo colore viene trattato marginalmente, in alcuni episodi.

Vengono fatte battute sulla brutalità della polizia. Vengono fatte battute sulle modalità che le persone bianche si interfacciano con lui. Ma questo non è il filo conduttore della serie.

Ecco, un bilanciamento di questo tipo è quello di cui i media hanno bisogno.

Giulia Lausi

Giulia, 25 anni, scout e psicologa iscritta all'Albo A, perennemente oberata di impegni. Gli argomenti di cui scrivo vertono sulla parità di genere e su quanto ognuno di noi può fare per creare cultura. E su quanto possiamo "lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *