Anna Frank e i rifugiati: sette persone uccise (almeno) quattro volte

 

Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno!
Il diario di Anna Frank

Così comincia il diario di Annelies Marie Frank, detta Anne ed italianizzato in Anna. La sua storia ha fatto il giro del mondo e continua ad essere letta tra le mura di ogni casa o classe. Tutti conosciamo, direttamente dalla sua voce, ciò che le è accaduto dal 14 giugno 1942 all’1 agosto 1944. Nel suo diaro, ribattezzato Kitty, la giovanissima Anna Frank racconta non solo ciò che vive, pensa e vede, ma un grandissimo e tristissimo pezzo della nostra contemporaneità. Della sua storia che è Storia. L’abbiamo letta, studiata, riletta, vista al cinema o a teatro. Eppure, più in ombra restano il prima ed il dopo. Come è arrivata ad Amsterdam? E come a Bergen-Belsen?

L’infanzia di Anna Frank

Anna Frank nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno, in Germania. Visse fino ai cinque anni in un appartamento alla periferia della città con i genitori e la sorella maggiore Margot. La famiglia Frank viveva in una comunità mista e le figlie crebbero con bambini di altre fedi. I Frank erano ebrei riformati per cui conservavano molte tradizioni ebraiche pur praticandone solo alcune. Quando nel 1933 il Partito nazista ottenne la maggioranza alle elezioni comunali di Francoforte, iniziarono le prime dimostrazioni antisemite. A seguito di ciò, Edith e le figlie si stabilirono presso la nonna materna ad Aquisgrana. Otto, rimasto inizialmente a Francoforte, grazie a dei contatti di lavoro ottenne la direzione della filiale olandese della ditta tedesca Opekta. Nel 1933 si trasferì ad Amsterdam, dove lo raggiunsero Edith e Margot. L’ultima a trasferirsi fu proprio Anna, rimasta fino al febbraio 1934 con i nonni ad Aachen.

I Frank ad Amsterdam

Ad Amsterdam Anna imparerà la lingua e frequenterà la scuola pubblica montessoriana nº 6 dove stringerà amicizie con altre ragazze. Si ambientò così bene da arrivare a sentirsi olandese, come scriverà lei stessa nel suo diario. Tuttavia, la speranza di sfuggire alle restrizioni economiche e alle leggi antisemite durò poco. Infatti, nel 1938 Otto Frank avviò una seconda ditta con il macellaio ebreo Hermann van Pels, in fuga con la famiglia da Osnabrück. Per guadagnarsi da vivere affiancò alla produzione di pectina la distribuzione di sale da conservazione, erbe e spezie. All’ostacolo strettamente economico si affiancano le leggi razziali. Difatti, il l 10 maggio 1940 i nazisti invasero anche i Paesi Bassi e cinque giorni più tardi l’esercito olandese si arrese.

Verso l’alloggio segreto

La più immediata conseguenza delle legge razziali fu l’esclusione dalla scuola: Anna e la sorella abbandonarono le rispettive scuole per frequentare un liceo per soli ebrei. Nel mentre Otto, per proteggere le sue aziende dalla confisca che colpiva le imprese gestite da ebrei, cedette la direzione pro forma ai suoi collaboratori ariani, Johannes Kleiman e Victor Kugler.

Sabato, 20 giugno 1942
I bei tempi finirono nel maggio 1940; prima la guerra, la capitolazione, l’invasione tedesca, poi cominciarono le sventure per noi ebrei. Le leggi antisemitiche si susseguivano l’una all’altra. Gli ebrei debbono portare la legge giudaica. Gli ebrei devono consegnare le biciclette. Gli ebrei non possono salire in tram, gli ebrei non posso più andare in auto. Gli ebrei non possono fare acquisti che fra le tre e le cinque, e soltanto dove sta scritto “bottega ebraica”. Gli ebrei dopo le otto di sera non possono essere per strada, nè trattenersi nel loro giardino o in quello di conoscenti. […] E una quantità ancora di limitazioni del genere. Così trascorreva la nostra piccola vita, e questo non si poteva e quello non si poteva.
-Il diario di Anne Frank

La situazione per i Frank precipitò quando il 5 luglio 1942 Margot riceve la chiamata per andare a lavorare nella Germania nazista. Questo evento spingerà la famiglia ad un trasferimento anticipato nell’alloggio segreto, precedentemente preparato da Otto Frank su suggerimento del suo collaboratore Kleiman e con l’aiuto della segretaria Miep Gies.

La casa sul retro di Anna Frank

Il rifugio dove i Frank, i Van Pels e Fritz Pfeffer rimasero nascosti fino all’agosto 1944 era una casa retrostante  l’edificio in cui aveva sede la ditta di Otto, in Prinsengracht 263. Era un edificio a tre piani che si trovava dietro l’edificio principale. La porta che conduceva a questo retrocasa di quasi 50 m², collegata con una ripida scala all’ingresso degli uffici, era nascosta da una libreria girevole. Gli amici e i colleghi di Otto Frank, Johannes Kleiman, Victor Kugler, Jan Gies, and Miep Gies continuarono regolarmente a portare loro cibo e vestiario, rischiando la propria vita nel caso fossero stati scoperti. Nonostante tutte le precauzioni e l’attenzione sia degli abitanti dell’alloggio segreto sia dei loro protettori, il 4 agosto 1944 la Gestapo fece irruzione nel nascondiglio a seguito di una soffiata anonima.

La deportazione di Anna Frank

Gli otto clandestini vennero arrestati con Kugler e Kleiman e trasferiti al quartier generale della SD, poi nella prigione di Weteringschans e l’8 agosto al campo di smistamento di Westerbork. Kugler e Kleiman furono portati nelle prigioni del Sicherheitsdienst delle SS in Euterpestraat, per poi essere trasferiti l’11 settembre nel Campo di concentramento di Amersfoort. Kleiman ottenne la libertà il 18 settembre 1944 per motivi di salute, mentre Kugler fuggì il 28 marzo 1945. Miep Gies e Bep Voskuilj, presenti al momento dell’arresto, scapparono mentre la polizia arrestava i clandestini. Dopo la partenza della polizia e prima del suo ritorno per la perquisizione, Mep Gies tornò alla palazzina dove raccolse quanti più fogli possibili tra quelli rimasti, custodendoli al fine di restituirli ad Anna o a suo padre al termine della guerra.

Anna Frank arriva a Bergen-Belsen

Nel settembre del 1944, le SS e le autorità di polizia caricarono gli occupanti dell’appartamento su un treno diretto ad Auschwitz. Circa 350 persone dal convoglio di Anna furono uccise nelle camere a gas subito dopo il loro arrivo. Anna, insieme alla sorella e alla madre, giunge nel campo di lavoro femminile, Otto in un campo maschile. Le due sorelle vennero poi  selezionate per i lavori forzati e trasferite alla fine di ottobre del 1944 a Bergen-Belsen, nel nord della Germania. Entrambe morirono di tifo nel marzo del 1945, poche settimane prima che, il 15 aprile, le truppe inglesi liberassero Bergen-Belsen.

Il destino degli altri rifugiati

Edith Frank è morta di inedia ad Auschwitz-Birkenau il 6 gennaio 1945. Secondo la Croce Rossa, Hermann Van Pels morì in una camera a gas di Auschwitz il giorno stesso dell’arrivo; a detta di Otto Frank invece, morì poche settimane dopo per una ferita infetta. Auguste Van Pels passò tra Auschwitz, Bergen-Belsen, Buchenwald e Theresienstadt. Nuovamente deportata, non si conosce la data della morte. Peter Van Pels partecipò a una Marcia della morte il 16 gennaio 1945, andando da Auschwitz a Mauthausen dove morì il 5 maggio, tre giorni prima della liberazione. Fritz Pfeffer, dopo essere passato per i campi di concentramento di Sachsenhausen e Buchenwald, morì nel campo di concentramento di Neuengamme il 20 dicembre 1944. Solo Otto Frank riuscì a sopravvivere ai campi di concentramento. Rimasto sempre ad Auschwitz, liberato dall’esercito sovietico il 27 gennaio 1945, il 3 giugno 1945 tornò ad Amsterdam, dopo tre mesi di viaggio.

Chi ha fatto la spia?

Nonostante le numerose ricerche, compiute anche dallo stesso Otto Frank una volta conclusa la guerra, non si è riusciti ad identificare con certezza il delatore. Secondo quanto scritto da Otto Frank a Kugler, la telefonata della mattina del 4 agosto  1944 alla Gestapo sarebbe opera di una donna. L’agente che arrestò gli otto rifugiati, Karl Josef Silberbauer, non seppe o non volle fornire l’identità del delatore. Nonostante ciò, ammise che solitamente si mandava immediatamente una pattuglia dopo una denuncia anonima solo se questa proveniva da informatori già noti ed affidabili.

Giovedì, 16 settembre 1943
Un altro fatto che non ci rallegra è che uno degli uomini del magazzino, v.M., comincia a nutrir qualche sospetto circal’alloggio segreto. Non ci dovrebbe importar nulla di quel che v.M. pensa della situazione se costui non fosse un tipomalfido, curiosissimo e poco facile da menar per il naso.
Il diario di Anna Frank

In base alle annotazioni sul diario di Anna e ai sospetti dei dipendenti della ditta il delatore fu inizialmente identificato nel magazziniere Willem van Mareen. Infatti, in più occasioni Van Mareen era stato notato aggirarsi all’interno dell’edificio al di fuori del magazzino dove svolgeva la propria attività. In più, avrebbe chiesto al direttore Kugler se Otto Frank avesse precedentemente lavorato per la Opekta e, altre volte, avrebbe chiesto a Kleiman a chi appartenessero le stanze ubicate ai piani superiori dell’edificio e perchè non c’era un accesso diretto ai locali. Lo stesso Kugler sorprese van Mareen piazzare trappole nei locali della ditta poco prima dell’orario di chiusura dell’ufficio giustificandosi con l’intenzione di voler smascherare i ladri che saccheggiavano i magazzini.

Innocente fino all’ultimo

L’ex magazziniere negò di aver tradito lui i rifugiati, anche se il suo collega Lammert Hartog dichiarò che, al massimo due settimane prima dell’irruzione della Gestapo, van Mareen gli avrebbe detto in confidenza che nell’edificio si nascondevano degli ebrei. Van Maaren smentì il collega, nel mentre già morto. Fu indagato due volte per le sue presunte responsabilità nel tradimento dei rifugiati, nel 1948 e nel 1963, ma non emersero mai prove concrete contro di lui. L’ex nazista Silberbauer dichiarò che il magazziniere non era noto come informatore della Gestapo e negò di conoscerlo. Willem van Maaren morì ad Amsterdam il 28 novembre 1971 all’età di 76 anni,continuando a professare la propria innocenza.

Sospetto numero due

Ulteriore sospettata fu Lena Hartog-van-Bladeren che aveva lavorato come donna delle pulizie e collaboratrice domestica presso gli uffici di Prinsengracht, circostanza nascosta agli inquirenti. Suo marito Lammert lavorava in magazzino come aiutante di van Maaren da cui aveva sentito i racconti che arrivarono alla moglie. Inoltre, sembrerebbe che nel luglio 1944 Lena Hartog abbia chiesto spiegazioni a Bep Voskuijl in merito alla presenza di ebrei che si nascondevano nell’edificio. Nello stesso periodo, Lena Hartog si sarebbe lamentata con la sua datrice di lavoro della presenza di alcuni ebrei che si nascondevano in Prinsengracht, fatto che avrebbe provocato guai a lei e al marito se fosse divenuto di dominio pubblico. I sospetti su Lena furono rafforzati dalle ricerche da cui Otto Frank scoprì che probabilmente la chiamata alla Gestapo era stata fatta da una donna. Tuttavia, nemmeno contro di lei si riuscì a trovare alcuna prova.

Ulteriori ipotesi

Nel 2009 il giornalista olandese Sytze van der Zee nel suo libro Vogelvrij – De jacht op de joodse onderduiker si occupò dell’ipotesi che la traditrice potesse essere stata Ans van Dijk. Pur essendo ebrea, la Van Dijk consegnava ebrei nascosti che attirava in trappola promettendo un nuovo rifugio. Anche in questo caso, non si riuscì a scoprire la verità ma Ans van Dijk fu l’unica donna fra 39 persone a essere giustiziata per reati in tempo di guerra.

Famiglia Voskuijl

Nell’aprile 2015 nei Paesi Bassi uscì un libro intitolato Bep Voskuijl, Basta silenzio che identificò il delatore in Hendrika Petronella Voskuijl detta Nelly, sorella minore di Bep Voskuijl e, per un breve periodo, dipendente della ditta Opekta. Nelly Voskuijl simpatizzava per il nazismo tanto che, come annotato dalla stessa Anna nel diario, si offrì per il lavoro volontario in Germania. Diverse testimonianze raccolte nel libro indicano frequenti litigi tra Nelly e Bep, durante i quali la prima avrebbe ripetutamente rinfacciato alla sorella di stare nascondendo degli ebrei. Inoltre, le numerose lettere scambiate tra Bep e Otto Frank dopo la guerra sono tutte sparite dopo la morte di Bep, forse per nascondere le responsabilità di parte della famiglia Voskuijl nell’arresto e nella deportazione.

L’irrisolta deportazione di Anna Frank e dei rifugiati

Otto Frank il 3 maggio 1960 nella soffitta della casa sul retro, prima dell’inaugurazione della Casa di Anne Frank

A distanza di quasi ottant’anni non si è riusciti a risalire al colpevole della morte di queste otto persone. In un momento storico abominevole, di fronte alle atrocità che altri, conoscenti ed amici, stavano vivendo e subendo, gli abitanti dell’alloggio segreto sembravano salvi. Invece, un’altra ingiustizia tra le ingiustizie si è abbattuta su di loro. Non solo quella di aver vissuto la costrizione nazista, non soltamente quella di essere stati traditi, non soltanto, per alcuni di loro, quella di essere morti a pochi giorni dalla fine, ma anche quella di non aver avuto giustizia. Semmai le crudeltà subite da 6 milioni di ebrei  e milioni di altre persone potranno mai avvere una giustizia.

Monica Seminara

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