Trainhopping: il fascino estremo per il treno

Sport estremo, stile di vita o pericoloso metodo per non pagare il biglietto? Il trainhoppig è la pratica illegale di salire su treni in corsa.

Prendere il treno

È una scena frequente nei film di Hollywood, vedere il protagonista saltare su un carro merci in movimento. Dietro questo gesto si nasconde un universo fatto di storia, comunità, subculture, poesia e follia.

Andiamo con ordine: agli albori della ferrovia era comune vedere i passeggeri viaggiare sopra o aggrappati all’esterno dei vagoni. Nel tardo XIX secolo con l’avvento di convogli sempre più lunghi e velocità commerciale sempre più alte, stare all’aria aperte è diventato sempre più pericoloso. Questa usanza, quindi, è stata progressivamente vietata ma è arrivata fino ai giorni nostri in diverse salse.

foto treno sahara
Fonte: adventure.com

Senza biglietto

Col termine “freinghthoppin” si indica la pratica di saltare a bordo di treni merci clandestinamente spesso mentre sono in movimento, che prende il nome di “trainhopping” quando non ci si riferisce ad un tipo di treno nello specifico.
Nasce, come accennato, dopo la Guerra Civile Americana sul finire dell’Ottocento e venne principalmente usato da lavoratori stagionali per spostarsi da una parte all’altra del Paese.

Chi lo fa prende il nome di “rider” ma nel corso del tempo queste persone sono state identificate anche col termine “hobo”. Gli hobo, però, anche oggi sono una comunità di vagabondi che per scelta hanno deciso di vivere spostandosi di continuo. Hanno una loro etica, ed il loro numero è aumentato considerevolmente durante la Grande Depressione. Masse di lavoratori che vedevano nello spostarsi acchiappando un treno l’unico modo per cercar opportunità altrove.

Il senso di libertà

Questo fenomeno che si rifà allo spirito dei primi coloni americani e dei cercatori d’oro, con un desiderio di avventura slegata dai vincoli della sedentarietà. Un lato romantico, di un qualcosa nato per necessità, che ha affascinato molti. Gli scrittori Ernest Hemingway e W.H. Davies hanno viaggiato attaccati ad un treno. Gli hippie negli anni ’60 hanno attinto dalla cultura hobo e hanno usato il trainhopping.  Tracce del freinghthoppin si trovano in alcuni libri e canzoni senza dimenticare i già citati film.

Ma quella stessa originaria necessità di attaccarsi al vagone ha generato anche un altro, diverso ma con alcuni tratti in comune, fenomeno: il train surfing. Così viene indicato il viaggiare sul tettuccio, aggrappato al vagone o addirittura alla cabina di pilotaggio di un treno o qualunque altro veicolo ferroviario.

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Ernest Hemingway a cavallo di un treno nel 1916. fonte: wikipedia.org.

“Surf”

Quindi se nel trainhopping l’obiettivo è viaggiare entrando nel vagone e se non è possibile rimanendo aggrappati fuori, i “surfisti” hanno come scopo principe quello di rimanere all’aria aperta. Assolutamente vietato in quasi tutti i Paesi, è un qualcosa mai scomparso per svariate ragione. C’è il sovraffollamento dei sistemi ferroviari, come l’India dove a volte si paga per rimanere aggrappati fuori dal treno. Una componente culturale, esempio classico i tram di San Francisco dove stare attaccati al corrimano è una questione identitaria.

Ma forse soprattutto per la nomea di sport estremo. A partire dagli anni ’80 sono nati movimenti (ad esempio in Germania, Russia ed Asia) composti da adolescenti che hanno iniziato a “surfare” treni, tram e metropolitane. È diventata una subcultura di persone che per divertimento, ed anche per non pagare il biglietto, mettono a repentaglio la vita.

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“Train surfer” che nel febbraio 2020 hanno “cavalcato” un treno per Merano. Fonte: altroadige.it

Chiariamo: NON FATELO A CASA!

Se non fosse abbastanza palese: viaggiare in qualunque di questi modi è altamente pericoloso. I principali rischi vanno dall’alto verso il basso. Negli elettrotreni, il convoglio prende l’energia per la trazione da una linea aerea grazie ad un pantografo posto sul tettuccio. Corrente con un altissimo voltaggio e rimanere troppo vicino ai cavi equivale a sedersi su una sedia elettrica.
Se poi si scende verso i binari il problema principale è rappresentato dalle ruote. Dischi in metallo che camminano su strade ferrate ad alta velocità, capaci di tranciare di netto un braccio in pochi istanti. Il rischio di essere tagliati in due è mostruosamente alto. C’è il rischio anche di cadere in corsa da ponti o prendere in pieno la cartellonistica ferroviaria.

Nel 2017 i decessi legati al trainhopping negli Stati Uniti sono stati 575.

I divieti

Se non bastassero i pericoli mortali, è importante ridire che il trainhopping è quasi ovunque vietato. Tranne in alcuni casi, come la già citata India, chi prende un treno al volo rischia una multa o il carcere.
In Italia si incorre in una denuncia e una salatissima sanzione amministrativa. È quello che rischiano due giovani che nel febbraio 2020 si sono attaccati alla cabina di pilotaggio di un treno regionale per Merano. Hanno anche filmato il tutto mettendolo su Instagram. Negli Stati Uniti, alcune legislazioni statali tendono a colpire direttamente il vagabondaggio.

Ma è in Indonesia che si trova la più assurda trovata contro i rider. Portali posizionati lungo la linea con sfere di cemento attaccate in alto. Potenzialmente letale, questo sistema rischia di fracassare il cranio a chi viaggia sopra il vagone e per questo è molto criticato.

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Un portale ferroviario in Indonesia con agganciate sfere di cemento per contrastare il trainhoppin. Fonte: CNN.com

Il treno della morte

Nonostante tutto ci sono casi in cui il rischio vale la candela. Ci sono angoli del mondo dove immigrati e indigenti salgono sul tettuccio dei treni perché non hanno altra scelta. Il trainhopping è l’unica via.

El tren della muerta è come vengono chiamati i treni merci messicani che arrivano negli Stati Uniti. Ogni anno si stima che tra i 400.000 e i 500.000 immigrati provenienti principalmente da Honduras, Guatemala ed El Salvator tentino di arrivare negli USA in questo modo. Le autorità locali hanno provato a reprimere il fenomeno, con poca fortuna, e alcuni cittadini messicani provano ad aiutare gli immigrati fornendo cibo e medicinali.

Eppure…

… è difficile non provare anche solo una piccola fascinazione da questo mondo. Quel senso di libertà, individualismo anarchico, che saltare sul treno per una destinazione lontana può dare. Rimane un modo avventuroso di vivere un viaggio di stare a contatto con ogni singolo dettaglio del tragitto.

Certo c’è anche l’aspetto adrenalinico e se alcuni ragazzi oggi vogliono provare a filmarsi mentre abbracciano un vagone a 130 km/h è per puro esibizionismo. Comunque, quell’immagine fissa del vagabondo solitario che guarda gli sconfinati paesaggio del West americano dallo sportello aperto di un treno merci, rimane.

Fonte immagine di copertina (flickr.com)

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